Se la paura fa 90 anche l’Alfa Romeo non scherza. A causa della crisi in cui riversava nei primi anni ‘80 la Casa degli orrori italiana, i sogni di creare una valida erede per l’Alfetta si tramutarono in veri e propri incubi, tanto da poter essere interpretati nell’unico modo possibile: l’Alfa 90. L’incapacità economica di portare avanti i costi della progettazione e dello sviluppo di una vettura completamente nuova costrinse la dirigenza ad impostare la vettura sulla meccanica, motori, pianale e
scocca dell’ Alfetta, affidando alla Bertone il compitino a Casa di disegnarne solo la sagoma e poi colorarla a tempera. Il risultato finale fu di una bella macchinina da appendere nel cesso come fonte d’ispirazione onirica per addormentarsi sulla tazza e continuare a sognare. Così l’ambo secco sarebbe stato pressoché infallibile: 90 e 71 (la merda). Le linee piuttosto squadrate e un po' superate dovettero adattarsi alle dimensioni fondamentali della sua progenitrice, oltretutto badando al contenimento dei costi.
Un terno secco
Alle osservazioni del pubblico secondo cui la 90 non era che un'Alfetta rifatta, la moribonda Alfa Romeo rispose senza convincere più di tanto; la sua fine e il passaggio al gruppo Fiat erano ormai imminenti. Adesso anche il terno era sicuro: 90, 71 e 47 (morto che parla) da giocare preferibilmente su tutte le ruote (della macchina). Non contribuirono poi all'estetica altri particolari poco riusciti come la modesta calandra in plastica grigia, i quattro frisbee al posto delle borchie e la posizione del vano porta-targa che, sfalsato rispetto alle luci posteriori, rendeva la coda simpatica come il gioco del Tetris.
Presentata in una Sala Bingo di Torino nel 1984, l'Alfa 90 avrebbe dovuto rappresentare il modello di classe medio-superiore della scuola Alfa Romeo sino agli anni novanta (da cui la scelta del nome) ma siccome venne sempre bocciata, dopo 3 anni si ritirò (1987) senza manco diplomarsi. Il colpo di grazia arrivò poi con l’arrivo nel 1985, della secchiona Alfa 75, dotata della sua stessa meccanica ma con una carrozzeria studiata meglio e dal design più piacevole, cosa che spinse la stragrande maggioranza dei professori alfisti a snobbare la 90 in favore di quest'ultima.
Signorina, una sveltina!
La strumentazione integrava comunque alcune particolarità di supporto al conducente degne di nota come un econometro, chiamato “modulo di efficienza” e un etilometro, chiamato “modulo di deficienza”; presente inoltre un nuovo check panel, denominato “Alfa Romeo C♂♀ntrol” che erogava contemporaneamente profilattici e schedine: come non ricordarsi del famoso tormentone pubblicitario: “Signorina, una sveltina!”. Ma a poco servì anche l’ultima estrazione sulla ruota di Milano con il restyling del 1986 che diede vita alla “90 Super”... già la Normal faceva ribrezzo figurarsi la “Super”. Interessante la possibilità di installare un particolare spoiler retrattile sotto al muso che si abbassava automaticamente per spazzare la strada e un morbido pannolone sotto il culo per dare la cera.
Interpretazione dei sogni
Per concludere ecco alcune interpretazione dei sogni più ricorrenti:
- Carabinieri su Alfa 90: Indica un repentino cambiamento in positivo della nostra vita con una maggiore propensione al ridere e al buon umore. In questa visione la vettura può solo che evocare le barzellette sui carabinieri.
- Alfa 90 Station WagonPrototipi costruiti dalla Carrozzeria Marazzi di Caronno Pertusella (VA) di Alfa Romeo 90 Station Wagon realizzati in due esemplari per conto della rivista Auto Capital nel 1985.: La fine è vicina.
Apprestarsi nel salutare parenti e amici e ad esprimere l’ultimo desiderio, assicurarsi di aver stipulato una polizza vita. Per il carro funebre non c’è problema, è apparso già nel sogno.
Dunque la domanda sorge spontanea: L’Alfa 90 è un sogno o sognarla aiuta a defecare meglio? Se ti sei cagato addosso dalla paura, la risposta la troverai nelle tue mutande.
ANNUNCI DI MERDA: € 1.000
”Vendo Asma 90 (parte a singhiozzi) del 1985 con cui contrabbandavo olive rubate. All’interno bagagliaio un albero d’ ulivo ramificato da 10 anni. Discrete condizioni generali e cambio olio gratuito self service...”